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Riforma della Circoscrizione Estero: cosa cambia davvero per gli italiani nel mondo (e perché rischia la Consulta)

La Camera ha approvato la riforma della Circoscrizione Estero: due ripartizioni per la Camera, un "senatore planetario" al Senato. Cosa cambia davvero, pro e contro, e perché rischia la Corte costituzionale.

26 luglio 2026

Riforma della Circoscrizione Estero: cosa cambia davvero per gli italiani nel mondo (e perché rischia la Consulta)

Il 15 luglio 2026 la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la riforma della legge elettorale — soprannominata "Stabilicum" dalla maggioranza e "Melonellum" dalle opposizioni — con 217 voti favorevoli e 152 contrari. Dentro il testo, un pezzo che riguarda in modo diretto i sei milioni di italiani residenti all'estero: la Circoscrizione Estero cambia forma. Da quattro ripartizioni si passa a due per la Camera, e per il Senato nasce un collegio unico mondiale: il "senatore planetario". Il testo ora passa all'esame del Senato.

In questa analisi ricostruiamo, punto per punto, cosa prevede l'emendamento Montaruli (approvato con 203 sì e 113 no, a scrutinio segreto), quali sono i pro e i contro reali sia per la ripartizione Europa sia per quella extraeuropea, e perché diversi costituzionalisti e parlamentari eletti all'estero ritengono che la norma — così com'è — possa presentare seri profili di incostituzionalità, sulla scia di quanto già accaduto con il Porcellum (sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale).

Il quadro attuale: quattro ripartizioni, otto deputati, quattro senatori

Il voto degli italiani all'estero nasce con la legge 27 dicembre 2001, n. 459, attuativa dell'articolo 48 della Costituzione dopo la riforma del 2000. La Circoscrizione Estero è oggi divisa in quattro ripartizioni geografiche:

  • Europa (inclusi Federazione Russa e Turchia);
  • America Meridionale;
  • America Settentrionale e Centrale;
  • Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Dopo il taglio del numero dei parlamentari (legge cost. 1/2020), la Circoscrizione elegge complessivamente 8 deputati e 4 senatori: uno per ripartizione al Senato, un numero variabile alla Camera in base ai residenti AIRE. Ogni ripartizione ha oggi almeno un deputato e un senatore che rispondono direttamente a quella comunità: Sudamerica, Nord America, Europa, resto del mondo.

Cosa prevede la riforma approvata dalla Camera

L'emendamento a prima firma Augusta Montaruli (FdI) modifica gli articoli 6, 7, 8, 11, 15 e 16 della legge 459/2001 e riscrive completamente la geografia elettorale della Circoscrizione. Il numero totale degli eletti non cambia: restano 8 deputati e 4 senatori. Cambia però in modo radicale il modo in cui vengono ripartiti.

Camera dei Deputati: da quattro a due ripartizioni

Le quattro ripartizioni vengono sostituite da due sole aree:

  1. Europa (invariata rispetto ad oggi, con Russia e Turchia);
  2. Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide — un unico contenitore che raggruppa tutto ciò che non è Europa.

I seggi vengono distribuiti sulla base del numero di iscritti AIRE in ciascuna delle due ripartizioni. Secondo le stime discusse in Aula, l'Europa (dove risiede circa il 55% degli iscritti AIRE) manterrebbe intorno a 4-5 deputati, mentre l'altra ripartizione ne assorbirebbe 3-4, cumulando Argentina, Brasile, Uruguay, Venezuela, Stati Uniti, Canada, Australia, Sudafrica, Emirati Arabi e tutto il resto.

Senato: nasce il "senatore planetario"

Per Palazzo Madama la novità è ancora più netta: scompaiono le ripartizioni. Al Senato non c'è più un senatore per continente. C'è un'unica circoscrizione mondiale che elegge 4 senatori scelti da una lista sola, votata contemporaneamente da un italiano di Buenos Aires, di Bruxelles, di Sydney e di Toronto. Da qui il soprannome, coniato in Transatlantico, di "senatore planetario": un eletto che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare in modo identico comunità che vivono in fusi orari, sistemi giuridici e realtà consolari completamente diversi.

Preferenze e liste bloccate

Il giorno prima del voto sulla Circoscrizione, la Camera aveva respinto — per un solo voto, 188 contro 187 — l'emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze in tutto il territorio nazionale. Restano quindi in vigore le liste bloccate anche in Italia. Per la Circoscrizione Estero il sistema delle preferenze rimane invece formalmente possibile: l'elettore può esprimere fino a due preferenze in una ripartizione dove sono in palio due o più seggi (in pratica: tutte, con la nuova geografia).

Uffici elettorali

La riforma introduce anche un ufficio elettorale decentrato a Napoli in aggiunta a quello centrale di Roma, per gestire la nuova ripartizione extraeuropea. Un dettaglio operativo, ma pesante: sposta un pezzo del contenzioso elettorale (ricorsi, contestazioni, spogli) fuori dalla Capitale.

Pro: cosa dice chi difende la riforma

Il relatore Angelo Rossi (FdI) ha difeso il testo in Aula sostenendo tre argomenti:

  • Uguaglianza del voto: con il taglio dei parlamentari, dice Rossi, il vecchio sistema a quattro ripartizioni è diventato de facto uninominale (un solo senatore per area), e questo produce sperequazioni fortissime tra il peso di un voto in Europa e il peso di un voto in Sudamerica.
  • Proporzionalità con gli iscritti AIRE: accorpando le aree extra-europee, il numero di seggi seguirebbe in modo più aderente il numero effettivo dei residenti in ciascuna macro-area.
  • Semplificazione: due ripartizioni sono più semplici da gestire per gli uffici consolari, per la stampa delle schede e per la formazione delle liste.

La maggioranza aggiunge un argomento politico che non compare nei resoconti ufficiali ma che circola in modo trasparente: la nuova geografia dovrebbe ridurre il vantaggio storico del centrosinistra in Sudamerica, dove il PD ha eletto stabilmente parlamentari da vent'anni, spalmando quei voti in un collegio dove pesano anche USA, Canada, Emirati e Australia (aree con orientamenti politici molto più eterogenei).

Contro: le obiezioni dell'opposizione e dei parlamentari eletti all'estero

Il Partito Democratico ha presentato otto subemendamenti, tutti respinti. Le voci più dure sono state quelle dei deputati eletti nella Circoscrizione Estero: Fabio Porta (Sudamerica), Toni Ricciardi (Europa) e Nicola Carè (Africa, Asia, Oceania), affiancati da Fassino, Provenzano e Cuperlo. Le critiche possono essere sintetizzate così:

  • Rappresentanza schiacciata: mettere insieme Sydney, Tokyo, Buenos Aires e Johannesburg in un solo collegio — l'immagine è di Carè — significa cancellare la specificità dei problemi consolari. Un pensionato AIRE in Argentina, un lavoratore in Belgio e un imprenditore a Dubai hanno bisogni che nessun singolo eletto può presidiare allo stesso modo.
  • Sudamerica penalizzato: l'area con la più forte tradizione di partecipazione al voto estero (Argentina, Uruguay, Brasile, Venezuela contano oltre 1,7 milioni di iscritti AIRE) perderebbe il proprio senatore dedicato e vedrebbe ridimensionati i deputati assegnati.
  • Campagne elettorali impossibili: un candidato al Senato dovrebbe raggiungere elettori distribuiti su cinque continenti con budget invariati. Il risultato realistico è che verranno eletti solo candidati con forte visibilità mediatica in Italia, non con radicamento nelle comunità.
  • Contraddizione politica: gli italiani nel mondo vengono celebrati quando si parla di soft power, Made in Italy e diplomazia culturale, ma il loro peso politico viene ridotto nel momento in cui devono eleggere i propri rappresentanti.

La domanda vera: è una situazione migliorativa o no?

La risposta onesta è: dipende da cosa si misura.

Se si guarda al criterio dell'uguaglianza numerica del voto (un cittadino, un peso), la riforma in astratto migliora qualcosa: oggi un senatore eletto in Sudamerica rappresenta circa 400.000 elettori, mentre uno eletto in Africa/Asia/Oceania ne rappresenta meno di 200.000 — una sperequazione oggettivamente difficile da difendere.

Se però si guarda al criterio della rappresentanza sostanziale — la capacità di un eletto di conoscere e presidiare i problemi reali di una comunità — la riforma peggiora la situazione in modo evidente. Un unico senatore per Europa + Americhe + Africa + Asia + Oceania non è, tecnicamente, un rappresentante di nessuna comunità in particolare. È un simbolo, non un legislatore territoriale.

C'è poi un terzo criterio, quello del diritto di tribuna: cioè la garanzia che ogni grande area del mondo abbia in Parlamento almeno una voce che ne conosca la specificità. Su questo la riforma è chiaramente peggiorativa, perché elimina proprio la ripartizione geografica come principio ordinatore del Senato estero. Per gli italiani in Sudamerica — che dopo l'AIRE, i consolati sotto organico e le nuove regole sulla cittadinanza iure sanguinis hanno collezionato negli ultimi due anni una serie di segnali politici tutti nella stessa direzione — è difficile leggere questa riforma come qualcosa di diverso da un ridimensionamento.

Le criticità costituzionali

Qui il discorso si fa più tecnico e, per certi versi, più esplosivo. La riforma nasce dentro una legge elettorale complessiva che presenta almeno tre nodi di legittimità potenzialmente rilevanti davanti alla Corte costituzionale. Ricordiamo che il Porcellum (legge 270/2005) è stato dichiarato incostituzionale con la sentenza n. 1/2014 proprio per il premio di maggioranza sproporzionato e per le liste bloccate lunghe che impedivano la conoscibilità dei candidati. Il rischio che parti della nuova legge subiscano la stessa sorte non è teorico.

1) Il premio di maggioranza

La riforma reintroduce un premio di governabilità pensato per garantire alla coalizione vincente una maggioranza stabile in Parlamento. È esattamente il meccanismo che la Consulta ha bocciato nel 2014 (per il Porcellum) e nel 2017 (sentenza n. 35/2017 sull'Italicum), quando ha stabilito che un premio senza soglia minima di consensi comprime il principio di rappresentanza tutelato dall'articolo 1 della Costituzione. Se il testo definitivo non introdurrà una soglia sufficientemente alta, il rischio di una nuova bocciatura è concreto.

2) La circoscrizione unica al Senato: il problema dell'articolo 57

Qui c'è la questione forse più delicata per gli italiani all'estero. L'articolo 57 della Costituzione stabilisce che il Senato è eletto "a base regionale", con la sola eccezione dei seggi assegnati alla Circoscrizione Estero. Ma la stessa Costituzione, dopo la modifica del 2000, impone che il voto sia "personale ed eguale, libero e segreto" (art. 48).

Il problema: se al Senato la Circoscrizione Estero diventa un collegio unico mondiale senza alcuna suddivisione territoriale, si crea una asimmetria strutturale rispetto al principio dell'articolo 57. Non c'è una "base" territoriale identificabile, e viene meno anche il criterio di prossimità tra eletto ed elettore che la Corte, nella sentenza 1/2014, ha indicato come componente essenziale della rappresentanza democratica. In altre parole: si può eleggere un senatore che rappresenti sei milioni di persone sparse su cinque continenti senza violare il principio dell'uguaglianza sostanziale del voto? È una domanda che, quasi certamente, arriverà davanti alla Consulta nel primo ricorso post-elettorale.

3) Liste bloccate ed effetto Porcellum

Le nuove ripartizioni della Camera diventano molto più grandi. Una lista bloccata di 3-4 candidati per l'intera area "Americhe + Africa + Asia + Oceania" ripropone, in versione internazionale, esattamente il problema che la sentenza 1/2014 ha censurato: candidati non conoscibili dall'elettore, decisi dalle segreterie di partito, votati "al buio" perché posizionati in liste chiuse.

Cosa succede adesso: il passaggio al Senato

Il testo è ora all'esame del Senato. Tre scenari possibili:

  1. Approvazione senza modifiche: la riforma diventa legge e si applica alle prossime politiche. È lo scenario che la maggioranza vorrebbe, ma è reso difficile dalle tensioni interne (l'episodio dei 188-187 sulle preferenze ha mostrato quanto siano estesi i franchi tiratori).
  2. Modifiche al Senato: il testo torna alla Camera per la seconda lettura. È lo scenario più probabile, e apre uno spazio politico per opposizione, associazioni AIRE e comitati per riaprire il dossier Circoscrizione Estero.
  3. Insabbiamento: senza tempi certi, la riforma potrebbe finire su un binario morto se le tensioni interne alla maggioranza si aggravano.

In ogni caso, dopo la promulgazione, il primo ricorso presentato in occasione delle prime elezioni politiche aprirà quasi certamente un giudizio incidentale davanti alla Consulta. La sentenza 1/2014, ricordiamolo, è nata così: dal ricorso di un cittadino elettore, non da un rinvio parlamentare.

Cosa può fare un elettore AIRE oggi

  • Verificare la propria iscrizione AIRE: se la riforma diventasse legge, le liste elettorali sarebbero riorganizzate. Un'iscrizione non aggiornata rischia di non ricevere il plico. Vedi la nostra guida su AIRE, iscrizione e doppia imposizione.
  • Contattare il proprio consolato: chiedere per iscritto conferma dell'indirizzo registrato per il voto per corrispondenza. I ritardi consolari — che abbiamo documentato nel report Consolati sotto organico — sono la prima causa di plichi persi.
  • Rivolgersi ai COM.IT.ES.: sono i Comitati degli italiani all'estero, l'organo di rappresentanza democratica dei residenti AIRE. Nel 2026 sono in corso le elezioni per il rinnovo: partecipare è il modo più diretto per pesare sul dossier.
  • Seguire l'iter al Senato: il testo aggiornato è consultabile sul sito del Senato (AC 1548-A e successivi) e sulle pagine di Senato.it.

La nostra lettura

La riforma, così com'è uscita dalla Camera, contiene un principio ragionevole (riequilibrare il peso del voto tra aree con popolazioni AIRE molto diverse) e una scelta politicamente miope (cancellare la rappresentanza territoriale al Senato). Il senatore planetario, nel migliore dei casi, sarà un eletto senza territorio. Nel peggiore, sarà una figura simbolica che nessuna comunità sentirà davvero come propria voce.

Il vero test arriverà alla Consulta. E — vista la storia recente delle leggi elettorali italiane, dal Porcellum all'Italicum al Rosatellum — non è affatto scontato che il testo esca indenne dal vaglio di costituzionalità. Per i sei milioni di italiani nel mondo, la partita non è chiusa: comincia adesso.

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