Flat tax al 4% per i pensionati che rientrano dall'estero: cosa è successo davvero (e cosa può ancora succedere)
L'emendamento al Decreto Fisco che prevedeva una flat tax al 4% sulle pensioni per chi rientra in Italia è stato stralciato a metà maggio 2026, ma il tema resta sul tavolo. Cronologia, requisiti ipotizzati, confronto con il regime al 7% ne…
Per qualche giorno, a inizio maggio 2026, sembrava davvero a un passo: una flat tax al 4% sulle pensioni per i pensionati italiani residenti all''estero che avessero deciso di tornare in Italia. Poi, a metà maggio, l''emendamento al Decreto Fisco è stato stralciato e la misura non è entrata in vigore. Ma il tema non è morto: resta uno dei dossier politicamente più attivi della legislatura.
In questa analisi mettiamo in fila cosa è successo davvero, cosa prevedeva la proposta, come si confronta con il regime già esistente al 7% nei piccoli comuni del Sud e cosa conviene fare oggi se stai valutando il rientro in Italia da pensionato. Senza promesse facili e senza alimentare aspettative che la politica non ha confermato.
La cronologia: dall''annuncio allo stralcio
- Inizio maggio 2026: Fratelli d''Italia deposita alla Camera un emendamento al cosiddetto "Decreto Fisco" che propone un''imposta sostitutiva del 4% sui redditi di pensione percepiti dall''estero da chi sposta la residenza in Italia.
- 4 maggio: la proposta viene presentata pubblicamente; obiettivo dichiarato, "incentivare il rientro dei pensionati italiani" e attrarre nuovi residenti.
- Metà maggio: l''emendamento non viene inserito nel testo del decreto e viene di fatto stralciato. La misura non diventa legge entro fine maggio.
- Fine maggio: il Governo conferma che il tema resta sul tavolo per un eventuale veicolo normativo successivo (manovra di bilancio, decreto fiscale collegato).
In sintesi: oggi, 28 maggio 2026, la flat tax al 4% sulle pensioni non esiste come norma in vigore. Esiste come proposta politica, ed esiste — questo sì — un regime affine ma più stringente, già operativo da anni: la flat tax al 7% nei piccoli comuni del Mezzogiorno.
Cosa prevedeva l''emendamento sul 4%
La bozza presentata da FdI, nei suoi tratti essenziali, ipotizzava:
- un''imposta sostitutiva forfettaria del 4% su tutti i redditi di pensione di fonte estera percepiti dal soggetto rientrato in Italia;
- durata del regime: 10 anni, rinnovabili a certe condizioni;
- requisito di residenza estera per un periodo minimo precedente al rientro (la bozza indicava 5 anni);
- nessun vincolo di residenza in piccoli comuni: il regime sarebbe stato applicabile in qualunque Comune italiano;
- cumulabilità con la pensione italiana già percepita (non solo pensioni estere).
Era, di fatto, un''evoluzione molto più ambiziosa del regime al 7% oggi vigente. Esattamente per questo ha attirato critiche sia tecniche (impatto sul gettito, dubbi di compatibilità europea) sia politiche, ed è stato accantonato. Per una ricostruzione giornalistica della proposta segnaliamo l''articolo di Corriere della Sera e l''analisi di QuiFinanza con i requisiti dettagliati dell''emendamento.
Il regime già esistente: flat tax al 7% nei piccoli comuni del Sud
Mentre il 4% è sospeso nel limbo politico, dal 2019 esiste un regime fiscale di favore — disciplinato dall''art. 24-ter del TUIR — che è il riferimento concreto per chi sta valutando il rientro:
- Aliquota: 7% sostitutiva su tutti i redditi di fonte estera (non solo pensione: anche dividendi, interessi, canoni di locazione esteri, ecc.).
- Durata: 10 anni dal trasferimento.
- Requisito di residenza estera: almeno 5 anni di residenza fiscale all''estero prima del rientro.
- Origine della pensione: deve essere erogata da soggetti esteri (pubblici o privati). È compatibile anche con alcune pensioni italiane di natura assistenziale a determinate condizioni.
- Vincolo geografico: il trasferimento deve avvenire in un Comune con popolazione fino a 20.000 abitanti delle regioni del Sud (Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia) o in alcuni comuni colpiti dai terremoti del 2009 e 2016 in Centro Italia.
Riferimento normativo ufficiale: Agenzia delle Entrate — Regime opzionale per i neo-residenti pensionati.
Per molti pensionati questo regime è già oggi una via di rientro fiscalmente molto interessante: una pensione netta estera di 30.000 € l''anno tassata al 7% paga 2.100 € di imposta sostitutiva, contro le diverse migliaia di euro che si pagherebbero con la tassazione ordinaria IRPEF. Il problema, quando c''è, è geografico più che fiscale: non tutti vogliono trasferirsi in un piccolo comune del Sud.
Confronto numerico: 7% oggi vs 4% (se mai approvato)
| Pensione lorda annua estera | IRPEF ordinaria (stima) | Regime 7% (in vigore) | Ipotetico regime 4% |
|---|---|---|---|
| 20.000 € | ~4.300 € | 1.400 € | 800 € |
| 30.000 € | ~7.500 € | 2.100 € | 1.200 € |
| 50.000 € | ~14.700 € | 3.500 € | 2.000 € |
| 80.000 € | ~26.500 € | 5.600 € | 3.200 € |
Importi indicativi, calcolati al lordo di detrazioni personali e di eventuali convenzioni contro le doppie imposizioni. La tabella ha valore puramente didattico.
Il vantaggio del 4% rispetto al 7%, in valore assoluto, cresce con il livello della pensione: per redditi medio-bassi la differenza è di poche centinaia di euro l''anno; sopra i 50.000 € lordi diventa rilevante.
Perché l''emendamento è stato bocciato (per ora)
Le ragioni dello stop, raccolte da fonti parlamentari e stampa specializzata, si possono raggruppare così:
- Costo per le casse pubbliche: il MEF non aveva ancora una stima ufficiale e ha chiesto di approfondire l''impatto sul gettito 2026-2027.
- Compatibilità con le convenzioni contro le doppie imposizioni: molte pensioni private estere sono già tassate solo in Italia per effetto delle convenzioni; il rischio era creare disparità complesse da gestire.
- Concorrenza con il regime al 7%: introdurre un 4% senza vincolo geografico avrebbe svuotato l''attrattività del regime nei piccoli comuni del Sud, snaturando l''obiettivo originale di ripopolare i borghi.
- Tempi politici: il Decreto Fisco aveva un perimetro tematico stretto; aggiungere una misura strutturale di questo peso avrebbe richiesto un veicolo normativo più ampio.
L''analisi più chiara dello stralcio l''ha fatta Expatria nella sua ricostruzione del 19 maggio, che mette in fila i passaggi tecnici e politici della vicenda.
Cosa può ancora succedere
Tre scenari realistici per i prossimi mesi:
- Scenario 1 — Riproposizione in manovra: la flat tax al 4% torna come emendamento alla Legge di Bilancio 2027 (autunno 2026), magari con perimetro più ristretto (solo pensioni estere, soglia di pensione, vincoli geografici).
- Scenario 2 — Potenziamento del 7% esistente: anziché creare un nuovo regime, il Governo potrebbe ampliare quello attuale — abbassando l''aliquota dal 7% al 5%, estendendo il perimetro dei comuni ammessi o aumentando la durata oltre i 10 anni.
- Scenario 3 — Status quo: nessuna novità nei prossimi 12 mesi e tutto resta come oggi. Probabile se la prossima manovra avrà spazio fiscale ridotto.
Nessuno dei tre scenari giustifica oggi una decisione affrettata di rientro "in attesa del 4%". Le proposte fiscali, in Italia, hanno l''abitudine di cambiare volto tre o quattro volte prima di diventare legge.
Cosa fare se stai valutando il rientro adesso
- Non rientrare di corsa per inseguire una norma che non c''è. La residenza fiscale in Italia si acquisisce facilmente ma si perde con difficoltà: un trasferimento prematuro può esporti a tassazione ordinaria sul mondo intero per anni.
- Valuta seriamente il regime al 7%. Se sei flessibile sulla destinazione e ti piacciono i borghi del Sud, è già una soluzione molto efficiente.
- Cura subito l''AIRE. Se la tua iscrizione AIRE non è in regola, il rischio è di vedersi contestare a posteriori la residenza estera e di perdere l''accesso a qualunque regime agevolato. Su questo abbiamo una guida operativa: Come iscriversi all''AIRE: requisiti e procedura.
- Mappa la doppia imposizione con un commercialista esperto di fiscalità internazionale, soprattutto se ricevi pensioni private da Paesi con convenzioni complesse (UK, USA, Germania, Svizzera). Sul tema abbiamo pubblicato un approfondimento dedicato: AIRE e doppia imposizione: il labirinto fiscale degli italiani all''estero.
- Non dimenticare patrimonio e immobili. Per chi possiede una casa in Italia, IMU, IVIE e dichiarazioni cambiano con la residenza: IMU 2026 per italiani all''estero e pensionati AIRE.
Domande frequenti
Posso già oggi rientrare e pagare il 4% sulla pensione?
No. Al 28 maggio 2026 il 4% non è in vigore. Esiste solo come proposta politica. Il regime agevolato realmente applicabile è il 7% nei piccoli comuni del Sud.
Se il 4% verrà approvato in autunno, posso accedervi anche se sono già rientrato prima?
Dipenderà dal testo definitivo. Molte misure fiscali italiane si applicano dai trasferimenti successivi all''entrata in vigore della norma; in alcuni casi sono previste finestre retroattive. Non è prudente fare affidamento su una retroattività che oggi non esiste.
Il regime al 7% vale solo per pensioni estere pubbliche?
No: vale per qualunque pensione erogata da soggetti esteri, pubblici o privati, oltre che per altri redditi di fonte estera. Le pensioni italiane sono escluse, salvo casi specifici.
Posso restare iscritto AIRE e usare il 7%?
No. Per accedere al regime devi trasferire la residenza fiscale in Italia e cancellarti dall''AIRE. Il 7% è proprio uno schema per chi torna ad essere residente italiano.
Posso cambiare comune dopo il trasferimento?
Solo se il nuovo comune rientra nei requisiti (popolazione fino a 20.000 abitanti, regioni ammesse). Spostarsi in un grande centro fa decadere il regime.
Fonti
- Agenzia delle Entrate — Regime opzionale per i neo-residenti pensionati (art. 24-ter TUIR)
- Corriere della Sera — Flat tax al 4% sulle pensioni: come funzionerà la nuova misura
- QuiFinanza — Flat tax 4% pensione estera: requisiti dell''emendamento FdI
- Expatria — Flat tax al 4% per pensionati che rientrano: cosa è successo davvero
- Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana — Decreto Fisco 2026