lunedì, Aprile 15, 2024
HomeComunità e NetworkingComunità di Italiani all'estero, Michele Paino ci racconta "Vivi Budapest" e la...

Comunità di Italiani all’estero, Michele Paino ci racconta “Vivi Budapest” e la vita in Ungheria

<<Siamo in pochi. Dalle ultime rilevazioni, un paio di anni fa risultavano iscritti all’A.I.R.E. circa 3.000 connazionali italiani, anche se sono stime per difetto>>. Pochi ma buoni. Michele Paino, napoletano e residente a Budapest da 8 anni, una laurea in ingegneria elettronica, due figlie e una moglie ungherese, ricercatrice nel campo delle neuroscienze. Michele fa il consulente di servizi per aziende multinazionali ed è impegnato come vice presidente di “Vivi Budapest”, associazione no profit fondata nel 2010 che si occupa di organizzare eventi ludico/culturali per sia per adulti che per bambini, prodigandosi per promuovere iniziative sociali di vario tipo. Un obiettivo chiaro dell’associazione è quello di sviluppare i rapporti culturali italo-ungheresi, favorendo la diffusione della cultura della lingua italiana in loco e cercando di far vivere la permanenza sul territorio con quello stesso spirito inclusivo che ha indotto i promotori a creare questo ponte culturale con “la Parigi dell’Est”. 

Siete diventati nel tempo un punto di riferimento non solo per la piccola comunità italiana. Chi vi contatta abitualmente e per quale supporto?

<<Riceviamo molte richieste e ci chiedono consigli su tutto, da dove alloggiare alla compilazione della dichiarazione dei redditi. Ma la nostra finalità non ha lo scopo di lucro ed è essenzialmente quella di mettere in contatto le persone, creando occasioni di confronto e stabilendo periodici  appuntamenti, compresi quelli didattici, per incentivare questo continuo interscambio. Siamo un gruppo di 5/6 persone, ciascuno con le proprie mansioni. Io mi dedico agli eventi teatrali e musicali, c’è chi segue i percorsi linguistici, danza e workshop. E’ una proposta diversificata che fa calore e fa sentire più vicini a casa sia noi che loro>>.

Com’è nata questa idea?

<<Iniziai spinto dall’esigenza di rendermi utile. Forse per gratitudine, sicuramente per riconoscenza, cominciai a collaborare. Ero da poco arrivato e mi venne trasferito questo entusiasmo da Réka, la nostra attuale presidente. Lei ha vissuto a lungo in Italia e – una volta trasferitasi in Ungheria – ha avviato un progetto chiamato “Giocando in italiano”, per consentire alle famiglie di inserire i figli nell’ambito di attività ludiche ed educative. Da quel momento unimmo le nostre forze suddividendoci i compiti>>.  

Alle sue spalle un un lungo percorso di vita all’estero, da girovago vero e proprio. 

<<Sono andato via dall’Italia 26 anni fa, subito dopo aver conseguito la laurea. Dopo anni di sacrifici mi sono reso ben presto conto che le poche opportunità lavorative che si profilavano mi stavano strette e ho deciso senza troppe esitazioni di espatriare. Ho vissuto e lavorato a Bruxelles e Sidney, sono stato in Olanda, Francia e California. Ogni tanto mi capitava di far ritorno in Italia per brevi periodi, ma siamo arrivati ad un punto in cui io e mia moglie ci siamo chiesti quale fosse la cultura e i valori da trasmettere alla nostra prima figlia. I fondi per la ricerca in Italia praticamente sono di fatto inesistenti, le chances di rientrare non erano così allettanti e abbiamo fatto questo passo>>.

Optando per l’Ungheria. Quali sono le diversità che ha potuto riscontrare rispetto alle precedenti esperienze di vita e professionali?

<<Spesso, parlando con amici della nostra realtà, ci chiedono perché rimaniamo a Budapest. Le risposte sono piuttosto semplici. Questa è una città ideale per vivere per chi ha una famiglia, la mia seconda figlia è nata qui. Non c’è piazza con un po’ di verde che non sia stata riconvertita in parco giochi per bambini. Hanno incaricato architetti importanti per la riqualificazione del territorio. Hanno studiato soluzioni, condiviso progetti, coinvolto persone in grado di assicurare vivibilità e qualità dei servizi. Anche i giocattoli dei più piccoli sono di proprietà di chiunque voglia utilizzarli in quel momento, per poi rimetterli a disposizione di chi arriva. E’ un concreto esempio per spiegare come rimanemmo noi per primi spiazzati dalla differenza di costumi e abitudini>>.  

Non è tutto rose e fiori. Quali sono i pro e i contro per la cittadinanza?

<<Venni in visita per la prima volta da turista nel lontano 1999 e da quel momento tornai più volte. La città è migliorata tantissimo: trovai la classica capitale dell’Est europeo, con la sua decadenza e le sue problematiche di difficile risoluzione. Ho visto Budapest crescere e trasformarsi dal punto di vista tecnologico e persino infrastrutturale, ma a stupirmi è stato soprattutto lo sviluppo della rete dei trasporti. Migliaia di persone fruiscono della modernità dell’organizzazione, basti pensare che i due principali tram (il 4 e il 6) transitano ogni 4 minuti per 24 ore al giorno e capita sempre di vedere giovani e meno giovani popolare le vetture che collegano anche di notte soprattutto le zone centrali, contrastando anche il pericolo di guida in stato di ebbrezza, per cui vige la tolleranza zero>>. 

Ma nonostante i progressi, la crisi economica ha colpito duro anche lì. 

<<Soprattutto fuori si vivono nel quotidiano tutte le difficoltà di un Paese capitalcentrico: Budapest soffoca un po’ la crescita delle altre località, racchiudendo la gran parte di residenti e turisti. L’ungherese medio è costretto a fare i conti con una situazione economica piuttosto preoccupante: nel 2023 l’inflazione è salita fino al 25%, c’è un costo della vita molto elevato e il tessuto sociale non può che risentirne>>. 

Il disagio dell’Unione Europea per la gestione dei rapporti con Viktor Orban, un presidente ingombrante. Avete mai avvertito il rischio di sentirsi europei di serie B o doppiamente penalizzati in quanto italiani?

<<Posso semplicemente affermare che l’integrazione non è mai stata un problema. Gli ungheresi sono attaccati alle tradizioni e amano tramandarle, a cominciare dagli asili. Come da direttiva europea, qui il bilinguismo è una realtà: nelle scuole statali si insegna la seconda lingua gratis, dall’età di 3 anni i bambini vengono introdotti all’apprendimento di culture straniere come la nostra, ricevendo subito input di apertura e condivisione e sono stimolati da tutto ciò che poi approfondiscono strada facendo. Qualche tempo fa “Vivi Budapest” mandò in Puglia un gruppo di giovani del Progetto Erasmus a studiare la Pizzica e la Taranta e tutti noi fummo entusiasti del successo dell’iniziativa e dell’arricchimento che ne ricavarono. Lo stereotipo dell’ungherese scontroso e ostile è inappropriato, o per lo meno non riconducibile a dinamiche politiche, quali che siano. L’unico periodo in cui mi sono sentito “discriminato” in quanto italiano è stato quello del Covid, ma in quelle settimane era un problema comune a tutti gli expat sparsi per il mondo, a prescindere dalle tempistiche di approdo all’estero>>.

Come è stato percepito per voi italiani il caso di Ilaria Salis?

<<A scanso di equivoci, dico subito che non mi sono mai trovato in una condizione di disagio e in questi anni non ho mai percepito un livello di insicurezza e criminalità maggiori rispetto ad altre zone del mondo in cui sono stato per diverso tempo. Per capirci, non c’è nessuno Stato di polizia, anzi, ce n’è sempre meno, proprio perché gli agenti guadagnano poco in rapporto all’impegno che viene loro richiesto. Non spetta a noi giudicare, ma le immagini mostrate dalla tv sulle modalità della detenzione della nostra connazionale sono state emotivamente impattanti per chiunque, non c’è dubbio. Da ciò che si è capito, non c’è stato nessun trattamento ad hoc, ma è piuttosto una procedura codificata. Senza entrare nel merito della vicenda, qui la risonanza mediatica è stata inferiore a quella registrata in Italia specialmente nei primi giorni. Naturalmente, se n’è parlato tra di noi ma senza nessun tipo di pregiudizio, in attesa che venga fatta luce sull’accaduto>>. 

Dove si vede tra qualche anno?

<<Non saprei…A Budapest sto molto bene. Mi piace ripetere il concetto che lavoro dall’Ungheria, non in Ungheria. La flessibilità del lavoro mi dà modo di poter gestire e dedicare il tempo all’associazione>>.

RELATED ARTICLES

SOCIAL

5,194FansLike

UTILE PER CHI VIVE ALL'ESTERO

spot_img

I più letti

GIOCA DA TUTTO IL MONDO

spot_img

Gli ultimi articoli

TUTTE LE CATEGORIE

Chatbot

close
send