lunedì, Aprile 15, 2024
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Tiziano Fiore e la sua vita in Finlandia, il Paese più “felice” del mondo.

Anche l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite è eloquente. Per il settimo anno consecutivo – secondo quanto pubblicato dal “World Happiness Report” – la Finlandia si conferma come nazione più felice al mondo. Circa cinque milioni e mezzo di abitanti, una densità di popolazione tra le più basse in Europa, tipicamente finlandese è la lussureggiante natura dal Mar Baltico alle migliaia di laghi, oltre alla regione artica e l’arcipelago più grande al mondo, che collocano questo Paese in cima alle mete turistiche meno inflazionate. Non solo. Perché proprio l’armonica fusione dei vari elementi, tra connessione con l’ambiente, stile equilibrato e approccio sostenibile, rappresenta il punto di forza di un territorio amato anche da chi ha deciso di cambiare radicalmente vita privilegiando le latitudini scandinave. Eppure, questo idillio quasi incantato rischia seriamente di svanire, minacciato com’è dai gelidi venti di guerra che spirano con sempre maggior intensità. L’adesione alla Nato ha causato l’ineluttabile inasprimento dei rapporti con la Russia e il rischio che le truppe militari di Putin possano essere inviate a schierarsi lungo il confine appare sempre meno remoto. E anche di questo equilibrio, pericolosamente in discussione, parliamo con Tiziano Fiore, 39 anni, residente ad Helsinki dall’ottobre 2022. Tiziano è nato a Viggianello, un paese della provincia di Potenza, ha studiato a Pisa ingegneria aerospaziale, maturato esperienze lavorative in Svizzera e Olanda e attualmente è capo product manager presso la “ABB”, azienda tecnologica leader su scala globale che opera nel settore energetico-industriale. 

Com’è la situazione e con quale stato d’animo state affrontando il pericolo dell’estensione del perimetro di conflitto?

<<Purtroppo se ne parla ogni giorno di più, le conseguenze commerciali sulle materie prime ha già causato problemi non indifferenti e le ripercussioni emotive dettate da questo scenario inquietante iniziano ad esser percepite distintamente. Per ora non sto notando eccessiva apprensione, la gente è apparentemente tranquilla anche se in parecchi hanno ancora il dente avvelenato per la Guerra d’Inverno del 1940. Quei combattimenti portarono all’alienazione del 10% dei territori a favore dei russi e penso che un’eventuale escalation non li troverebbe impreparati: la Finlandia ha già vissuto un’invasione e può vantare un apparato militare all’avanguardia, i riservisti sono costantemente sottoposti a cicli di training proprio per non essere colti alla sprovvista. Del resto, questo è da sempre considerato uno “Stato-cerniera” per via della sua ubicazione geopolitica, con logici vantaggi e altrettanto ovvie controindicazioni, come potrebbe accadere in questo periodo. Anch’io, confrontandoci con colleghi e amici, mi chiedo quale possa essere il “piano B” nel caso in cui gli eventi dovessero precipitare, sebbene, al momento, non giungano segnali di pericolo imminente, per lo meno non nella misura in cui si tratta l’argomento da fuori>>. 

<<Finché sarà possibile, proviamo a non pensarci>>. E’ davvero questo il segreto della felicità finlandese?

<<Non proprio. La mentalità è assai diversa da quella italiana. Qui sanno apprezzare la vita molto meglio di noi e il governo si prodiga per far sì che i cittadini riescano a farlo, garantendo loro un’esistenza priva di problematiche logistiche o burocratiche. Non vivere mai sotto pressione aiuta, ma i finlandesi sono persone semplici, non superficiali. Non formulano pregiudizi, non conoscono il significato della parola “arrivismo” e non c’è traccia di stress nel loro modo di pensare>>.

Un modello di vita che rasenta la perfezione, simile ad altri casi in Nord Europa. Ma quali sono pro e contro della Sua vita finlandese?

<<Quelli che potrete dedurre senza troppa fatica. Funziona tutto in maniera impeccabile: dai trasporti alla sanità, passando per le opportunità sociali e lavorative. I salari sono il doppio di quelli italiani ma viverci non costa il doppio. Recentemente ho ricevuto un’interessante proposta per rientrare che starei pure valutando, ma qui mi sento valorizzato e posso permettermi un tenore di vita che da noi non sarei in grado di procurarmi. Senza parlare della sicurezza: ad Helsinki non ho mai avuto timore di nulla e quando invece mi capita di uscire da qualche stazione ferroviaria italiana avverto un senso di disagio, c’è da impaurirsi davvero. Ho un contratto da dirigente, riesco a mettere da parte un po’ di soldi, con buoni margini di crescita professionale potendo gestire la settimana tipo con disinvoltura. In Italia mi è capitato spesso di lavorare 12 ore al giorno, il paragone è impietoso e forse alquanto ingeneroso. Mi spiace dover far riferimento al nostro essere provinciali, ma purtroppo è una realtà di cui ho preso atto già in precedenti esperienze. Ovviamente avverto la mancanza della famiglia, ma questa è una nota dolente abbastanza comune a molti che si trovano all’estero>>. 

Quanti sono gli italiani in Finlandia?

<<Direi anzitutto che non esiste una comunità vera e propria come in altri Paesi che ho conosciuto bene. Siamo in pochi: circa 3.000 persone, la maggior parte delle quali vive proprio ad Helsinki. La città è ospitale e non tanto piccola, compreso l’hinterland si contano quasi un milione di anime. Tra di noi ci si organizza facendo riferimento ad alcuni circoli, per aderire ad iniziative sportive o fare escursioni nel week end. Come punti di ritrovo e aggregazione ci sono diversi locali di gastronomia gestiti da chi si è trasferito qualche anno fa e ha deciso di rimanere. E per ora non si è pentito>>. 

Qual è stato il suo percorso e come si è inserito in una realtà così sui generis?

<<Sono arrivato qui dalla Svizzera ma con mia moglie abbiamo trascorso tutto il periodo del Covid in Estonia, a casa sua. In questo senso, l’ambientamento è stato graduale, visto che non ero troppo lontano. Helsinki è una città piena di expat, ma socializzare non è stato e non è automatico. Però mi sono concentrato esclusivamente sugli aspetti positivi, eliminando tutti i pensieri ansiogeni legati a difficoltà oggettive che riscontravo andando avanti. Quando vengono a trovarci dall’Italia, ad esempio, sento lamentele sulla situazione climatica, ma è inutile pretendere di trovare troppe similitudini da queste parti. Non siamo in Spagna, non ha senso. L’adattamento più importante è stato mentale: in Italia se piove molte volte nemmeno usciamo di casa, qui anche con venti gradi sotto lo zero si può far tutto. E allenando lo spirito, in teoria, tutto diventa meno complicato>>. 

In teoria. Immaginiamo queste lamentele sul clima e le poche ore di luce, un impatto stile Checco Zalone in Norvegia…

<<Più o meno. E’ un classico quello dell’italiano medio che, come me, arriva dal Sud e deve cimentarsi con una serie di dinamiche a dir poco differenti. Pro e contro: almeno sotto questo profilo la Finlandia non fa eccezione. Di sicuro, per chi ama e sfrutta la neve, questo è il paradiso. Le stagioni sono ben definite: da novembre a marzo, tutto è a base di neve ed è normale vedere  impiegati e lavoratori che si attrezzano andando a pattinare sul ghiaccio in pausa pranzo. Non si registrano più le temperature artiche di qualche anno fa ma, anche quando arriva il gelo vero, la gente non si fa problemi e non si scompone. Ecco, non è il mio caso. A questo inverno lungo e buio non riesco ad abituarmi fino in fondo>>. 

Sono le condizioni atmosferiche, dunque, l’ostacolo numero uno? O addirittura l’unico?

<<Il cibo e i prodotti italiani si trovano dappertutto e mi godo tutta la tranquillità di cui ho bisogno… Ah no, dimenticavo! Un’altra cosa che mi piace poco esiste: lo sci di fondo. Loro sono fissati, mentre io lo trovo di una noia mortale e preferisco il padel>>.

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