lunedì, Aprile 15, 2024
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Global minimum tax: cos’è e come funziona

La Global Minimum Tax (GMT) rappresenta un importante passo avanti nella cooperazione internazionale sulla tassazione delle imprese multinazionali. Questa nuova tassa che le multinazionali con ricavi superiori ai 750 milioni di euro vengano assoggettate a un’aliquota fiscale minima effettiva del 15% ovunque operino.

La tassa minima globale è frutto di un accordo concordato da oltre 135 giurisdizioni membri del quadro inclusivo OCSE/G20 sull’erosione della base imponibile ed il trasferimento degli utili avvenuto nell’ottobre 2021, e rappresenta una soluzione storica che mira ad affrontare le sfide fiscali derivanti dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione dell’economia.

Nel 2024 entra in vigore anche in Italia per effetto del decreto legislativo n. 209 del 27 dicembre 2023, cominciando a generare gettito già dall’anno 2025.

Gli effetti della Global Minimum Tax

Gli studi economici in materia hanno dimostrato che la tassa minima globale ridurrà i profitti che fino al 2023 venivano considerati a bassa tassazione di circa l’80%. Questa riduzione deriva sia dalla riduzione del trasferimento degli utili, che dall’applicazione della normativa fiscale aggiuntiva.

Questa riduzione è presente in tutti i gruppi di reddito, ma largamente concentrata negli investimenti hub, il restante profitto a bassa tassazione è in gran parte dovuto alla presenza del reddito sostanziale di esclusione (SBIE), del quale la GMT tiene conto per quanto concerne le attività economiche reali delle multinazionali.

Riduzione del trasferimenti di profitti

Come anticipato si stima che i profitti trasferiti diminuiscano della metà a causa della forte riduzione del trasferimento dei profitti, anche se questi effetti potrebbero richiedere del tempo per concretizzarsi e tradursi in gettito aggiuntivo. La riduzione del trasferimento degli utili significa che i profitti saranno localizzati laddove le multinazionali svolgono attività economiche significative, il che potrebbe conferire particolare beneficio ai paesi in via di sviluppo, dato che la ricerca accademica ha suggerito che sono più esposti a tale trasferimento dei profitti.

I centri di investimento perderanno circa il 30% della loro base imponibile a causa del ridotto trasferimento degli utili, che si traduce in guadagni di entrate per le finanze statali. Si stima che le differenze nella tassazione tra le giurisdizioni diminuiranno, il che probabilmente aumenterà importanza a fattori non fiscali nell’influenzare le decisioni di investimento e nel migliorare l’allocazione delle risorse capitale a livello globale.

Gli effetti della Global Tax sui gettiti nazionali

Come risultato dell’aumento della tassazione degli utili a bassa tassazione in tutto il mondo, il differenziale di tasso tra tutte le giurisdizioni diminuisce di circa il 30%. La riduzione dei differenziali di aliquota fiscale tra hub di investimento e giurisdizioni non-hub sarà ancora più marcata. Si stima che le entrate globali dell’imposta sul reddito delle società aumenteranno a seguito dell’applicazione delle tasse aggiuntive e della riduzione del trasferimento degli utili.

Le previsioni affermano che gli incrementi delle entrate stimati andranno a favore di tutti i gruppi giurisdizionali partecipanti all’introduzione della nuova global minimum tax, dipendendo chiaramente dall’attuazione concreta da parte dei governi oltre che dalle reazioni comportamentali delle multinazionali incise dal prelievo.

L’analisi economica preliminare svolta sull’introduzione della misura evidenzia che l’implementazione della GMT può essere uno strumento importante per le giurisdizioni riscuotono imposte aggiuntive dagli utili a bassa tassazione nella propria giurisdizione.

Conclusioni sull’introduzione della nuova GMT

Con l’approvazione del decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2022/2523, la Global Minimum Tax avvia un iter di intervento fiscale importante già previsto dai lavori del Parlamento italiano. In particolare, il provvedimento segue l’approccio comune, già condiviso a livello OCSE e G20, di una riforma articolata su due Pilastri delle regole fiscali internazionali che consenta di ridurre le distorsioni dovute ai differenti livelli di tassazione nei vari Paesi.

Il primo pilastro prevede un trasferimento dei diritti impositivi, cioè il potere di tassare, in capo agli Stati di commercializzazione, dove cioè risiedono i consumatori che acquistano beni e servizi da una grande multinazionale. Il secondo pilastro prevede un’aliquota minima di almeno il 15% per le imprese attive a livello internazionale.

La Global Minimum Tax può portare vantaggi evidenti. Oltre al gettito aggiuntivo per le casse statali di cui abbiamo già parlato pocanzi, può comportare una maggiore equità nella presenza di multinazionali nei vari territori degli Stati. Chiaro è, che un’adozione quanto più ampia possibile da parte dei vari paesi sarà la chiave per la reale riuscita della misura in questione.

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